LA STORIA
In questo gioco non c'è storia. Si tratta di un viaggio a Rhem e del problema di uscirne.
Uscire da Rhem non è un gioco, è un lavoro. Ma andiamo in ordine.
Rhem è un labirinto a cielo aperto e questo lo si può notare appena vi si arriva.
Per riuscire ad orientarsi ci vuole qualche tempo perché questo luogo (che non si può chiamare "città", perché non esistono abitazioni), perché si compone di due livelli praticamente identici ai quali si accede per mezzo di torri rotanti, botole, passaggi segreti e quant'altro.
Rhem è un'enorme agglomerato di manufatti costruiti in parte sull'acqua e costituiti da passerelle interminabili, scale, tubature, torri, muri di mattoni, macchinari ecc.
Non vi si incontra anima viva, anzi, l'unica persona che incontriamo è quella che ci frega l'unico mezzo di locomozione per uscire da questo luogo (però ci chiede scusa).
Non un albero, un fiore, un filo d'erba; qui la natura è stata completamente cancellata dalla "civiltà" industriale.
Questo è il contesto in cui si svolge il gioco. Personalmente mi è sorto il sospetto che sia stato concepito dalla mente alterata di un ingegnere scappato dalla neurodeliri, ma forse sbaglio.
Battute a parte, dietro questo gioco c'è un grande lavoro e una grande intelligenza creativa messa in atto per mandare il giocatore alla neurodeliri...
IL GIOCO
Grafica - Nell'affrontare Rhem non ci si aspetti di trovarsi davanti a scenari di rara bellezza. Le uniche due animazioni le vedremo all'inizio e alla fine, salvo qualche brevissima eccezione che fa parte della funzionalità del gioco, come l'aprirsi o il chiudersi di una porta o di qualche meccanismo.
La grafica 640x480 risulta di vecchio stile, la definizione è quella che è, sufficiente per far vedere quel che serve, ma nulla di più.
Il gioco impone una risoluzione 640x480 che le moderne schede grafiche non prevedono, ma si può giocare anche con 800x600 avendo una inquadratura minore.
D'altra parte la cosa è anche comprensibile e giustificabile.
Rhem è un gioco enorme, lunghissimo, con una quantità indefinibile di luoghi da esplorare e una grafica più raffinata avrebbe forse significato un aggravio troppo pesante per la sua giocabilità.
La prima edizione di Rhem fu pubblicata su 3 CD, la seconda su uno solo che evita la seccatura di cambiare continuamente cd.
Se la grafica non ha nulla di eclatante, va però sottolineato lo sforzo costruttivo che c'è dietro il gioco. La grafica in realtà è perfettamente funzionale allo scopo che si propone e cioè di far visitare in modo rapido ed efficace una sterminata serie di luoghi. L'avanzamento punta e clicca con schermate successive e frecce direzionali, è rapido, efficiente, non ha mai esitazioni e questo è essenziale per non provocare al giocatore crisi epilettiche viste le difficoltà intrinseche che il gioco stesso presenta.
Sonoro - Per quanto ho potuto rilevare, non c'è un sottofondo musicale: qualche soffio di vento ma nulla di più. Il sonoro è quindi delegato ai rumori che, dato il numero di macchinari e di oggetti da manovrare, sono tanti.
Enigmi - Non esistono soluzioni e recensioni in italiano di Rhem, se non quella che ho pubblicato su questo sito. Se ne trovate altre, sapete da dove provengono.
Risolvere il gioco fino in fondo è un'impresa, scriverne la soluzione verificando tutti i passi e le mosse, è una penitenza. L'ho voluto fare per puro spirito collaborativo con tutte le persone che sono rimaste piantate e spero sia di ausilio.
Di sicuro Rhem non è un gioco che si inizia con l'intento di finirlo in qualche giorno.
Personalmente l'ho iniziato e ripreso più volte anche a distanza di mesi e ricominciando sempre daccapo. E' difficile, molto difficile e non solo per gli enigmi che propone ma anche per la vastità del luogo, per l'orientamento. Non si sa mai dove si è, se a nord, a sud o altrove. L'unico modo per orientarsi è nell'inventarsi dei punti di riferimento, ma svolgendosi su due livelli praticamente identici, è una parola. Perciò, avventuriero, se ti accingi ad affrontare questo gioco, metti da parte la fretta di arrivare.
Inutile descrivere gli enigmi. Sono TUTTI difficili.
C'è da trovare indizi in giro, numeri, colori, simboli, e collegarli tra di loro con un senso logico. Nulla è demandato all'iniziativa personale o alla fantasia, tutto è rigorosamente logico. E il fascino di questo gioco è proprio nella sua stringatezza quasi matematica che non lascia adito ad interpretazioni o deviazioni di sorta.
Qui non si muore, non ci sono giochi a tempo, non c'è un inventario se non per i quattro pezzi di lettera che permetteranno di terminare il gioco. C'è solo da cercare e riflettere sull'uso degli indizi trovati in giro, armarsi di carta e matita e segnare tutto, poi ragionarci sopra.
Interfaccia - Elementare, direi. Con il tasto sinistro del mouse si comandano i movimenti e le azioni. Per accedere al menu si usa la barra spaziatrice. I salvataggi si effettauano nella cartella dei documenti e sono illimitati.
Nessuna indulgenza sul cursore, non suggerisce nulla.
Conclusioni - Rhem è un gioco che sconsiglierei caldamente ai principianti perché ne riceverebbero tali frustrazioni da evitare in seguito i giochi d'avventura.
Lo consiglio invece ai giocatori più navigati perché assicura divertimento impegnato per un ammontare indefinito di ore, di giorni o di settimane.