LA STORIA
Terzo episodio della saga ideata dal fecondo poeta-scrittore Paulo Coelho che prosegue le vicende dei due giochi precedenti: "Pilgrim" e "La leggenda del profeta e dell'assassino".
Per capire qualcosa dobbiamo appunto ricollegarci a quanto avvenuto nel passato, anche se non è importante aver giocato gli altri due episodi per affrontare quest'ultimo.
Pilgrim narra di Simon de Lancrois e del suo sogno di fondare la città ideale, il luogo ove regna la pace e la serenità dello spirito, una città a cui darà il nome di Jebus.
Nell'episodio successivo, "La leggenda del profeta e dell'assassino" facciamo la conoscenza di Tancrède de Nerac, un cavaliere templare che, abbandonato l'Ordine si dà al brigantaggio, alla conquista di un feudo personale e diviene un assassino così efferato da meritare il soprannome di "As Sayf" "La scimitarra".
Ad un certo punto della sua vita, stanco di tanto sangue, decide di ritornare agli ideali di un tempo e di cercare la mitica città di Jebus per iniziare una nuova esistenza e trovare la pace interiore che tanto desidera.
Arrivato a Jebus, la trova desolatamente deserta e semidistrutta e viene a sapere che l'autore di questa distruzione è proprio Simon de Lancrois.
Parte così alla ricerca di Simone per vendicarsi della delusione subita; durante questa ricerca giunge a Gerusalemme, allora considerata il centro del mondo.
Qui finisce il secondo episodio ed inizia il terzo.
Ne "I segreti di Alamut" troviamo Tancrède parlare con alcuni carovanieri per chiedere notizie dell'"Uomo della Montagna".
Mentre i Mongoli stanno minacciando il mondo arabo, As Sayf decide di proseguire la sua ricerca per il raggiungimento di una pace interiore che forse non troverà mai.
IL GIOCO
Grafica - Il gioco, tecnicamente, non differisce dal suo predecessore: stessa interfaccia, stesso motore, stesso tipo di grafica. Tanto che iniziandolo si ha un senso di "déja vu", proprio come se si stesse giocando un'appendice dell'episodio precedente.
Azione in prima persona punta e clicca, visione a 360°, motore fluido, inquadrature fisse con possibilità di poter interagire con le zone attive tramite il cursore che cambia aspetto a seconda dell'azione da compiere.
La grafica è buona, con punte di ottima resa in termini di scenografie, di varietà di ambienti, mentre i filmati non sono tutti alla stessa altezza: alcuni di buona fattura, altri piuttosto approssimativi, senza particolare fascino.
Anche la caratterizzazione dei personaggi è accurata, forse più che nel gioco precedente: il poeta Kyot, il compagno d'avventura An Nab ed altri personaggi significativi descritti con le giuste fisionomie che ne denunciano (nei limiti del possibile) la personalità.
Sonoro -Il gioco è ottimamente doppiato e narrato in italiano, con musiche veramente notevoli che evocano i vicoli della Casbah, gli ombrosi harem dei sultani, i multicolori bazar delle città orientali contribuendo ad immergere il giocatore nella giusta atmosfera.
I dialoghi sono limitati allo stretto indispensabile e di solito sono indotti; solo in alcuni casi è permesso scegliere una risposta (si-no) dalla quale dipende spesso la vita del protagonista.
Enigmi -
Il pezzo forte di questo gioco, manco a dirlo, sono gli enigmi. Ce ne sono per tutti i gusti: logici, intuitivi, crittografici, balzani e spudoratamente incomprensibili.
Spesso si accusano i giochi di non proporre enigmi logici, ma io penso che il gioco non debba essere una sorta di "Settimana enigmistica"; la diversità, la sorpresa, la trovata, l'inconsueto, anche l'illogico fanno parte del divertimento dell'avventuriero, altrimenti che avventuriero è?
Si muore con facilità, si muore subito, si muore se si sbaglia una risposta, una mossa, se non si è abbastanza rapidi. Il gioco non hoffre la possibilità di "riprovare", se sbagli non perdona. Perciò il solito consiglio prezioso: salvate, salvate, salvate per non dovervi ritrovare a compiere due volte estenuanti percorsi e superare prove già miracolosamente superate.
In pratica non ci sono tempi morti: ogni avanzamento richiede un impegno da parte del giocatore e i quiz da risolvere non sono sempre il massimo della semplicità.
Il gioco ha un solo grosso limite: è troppo breve, quasi che gli autori abbiano optato per un'alta densità di enigmi a scapito della lunghezza temporale; a volte ci si lamenta che allungano il brodo con espedienti perdi-tempo per aumentarne la durata. Non è il caso di questa avventura.
La sua durata è dovuta alla numerosità degli enigmi e alla difficoltà che si trova talvolta nel superarli, ma in sé e per sé il gioco è piuttosto breve e ad essere sinceri non si è ben capita la sua conclusione.
Interfaccia - E' collocata sulla parte alta dello schermo con l'inventario e le opzioni.
Qui si possono collocare gli oggetti raccolti, usarli tra di loro o sulla schermata; non è dato raccogliere oggetti inutili, tutti quelli che si trovano, prima o poi servono.
Conclusioni - E' un'avventura di buona fattura che vale la pena di affrontare tanto più se si sono già giocati i due episodi che la precedono.