LA STORIA
Dopo una lunga carrellata iniziale entriamo in un battello incagliato tra i ghiacci.
Una donna, che poi sapremo chiamarsi Lea Nichols, giace sul letto in evidente stato confusionale. Al suo risveglio è sola ma si accorge della telecamera e dietro la telecamera ci siamo noi.
Ci chiede aiuto per uscire da quella situazione e come possiamo rifiutarci? Da questo momento saremo noi a guidarla, con l'occhio spione della telecamera, a suggerirle cosa fare e dove andare.
La nave su cui si trova Lea faceva esperimenti di mutazione genetica, evidentemente qualcosa è andato male e che cosa lo scopriremo solo rivelando man mano i segreti che si nascondono dentro la nave e i suoi meccanismi.
IL GIOCO
Quando si parla di "innovazione" nelle avventure grafiche, sono sempre un poco prevenuta.
A noi avventurieri piace poco studiare nuove interfacce, nuovi modi di gestire il gioco, ma se il gioco è bello, ci pieghiamo al nuovo e plaudiamo alla creatività.
Non è questo il caso.
Nella mia non pur breve esperienza di circa 400 avventure grafiche risolte, posso dire con assoluta certezza che questa è stata la più estenuante.
Non per la difficoltà degli enigmi, ma per la strutturazione del gioco.
Per i numerosi difetti di gestione che lo costellano, per l'assoluta mancanza di indizi e suggerimenti, per i lunghissimi e lentissimi percorsi, per la macchinosità del funzionamento, per la scarsità dei salvataggi e l'impossibilità di salvare nei momenti cruciali, per la scorrettezza di certe lunghe attese che inducono a pensare di essere arrivati ad un punto morto, per le disfunzioni che rendono oltremodo difficoltoso e snervante il percorso, per la sua concezione tutt'altro che amichevole, quasi consideri il giocatore un nemico da stroncare.
Insomma, è un gioco che non rifarei neanche se mi pagassero profumatamente.
Questa è la mia esperienza.
Può darsi che a qualcuno il gioco sia piaciuto e in effetti si trovano in internet recensioni positive; il mio sospetto è che costoro non abbiano fatto tutto il gioco e si siano limitati a vederne solo qualche sequenza.
Se infatti avessero passato ore e ore per spostare un triangolino sulla mappa che spesso si inceppava e obbligava a riprendere da un salvataggio precedente, ad accendere luci, telecamere, attivare macchinari che non si attivavano, ad agitare ovunque la schermata per far interagire la protagonista (sic!) a combattere con feromoni, con codici, con una quantità industriale di documenti da leggere e via discorrendo, credo che anche il loro giudizio sarebbe stato diverso.
N.B. La versione del gioco inviatami dalla Casa distributrice, verso la fine mi ha dato errore per la stringa del sottotitolo non consentendomi di proseguire.
Grazie alla versione inglese prestatami da un amico ho potuto reinstallare il gioco per portarlo a termine.
Grafica - Il gioco, come spiegherò più in dettaglio, si gestisce attraverso una mappa su cui si accendono luci e telecamere.
Ogni telecamera accesa crea un riquadro sullo schermo, quindi fornisce una visione parziale dell'ambiente.
Svolgendosi all'interno di una vecchia nave, gli ambienti sono di conseguenza fatiscenti e rugginosi: corridoi, passerelle, uffici, laboratori, il tutto in un taglio di inquadratura che permette di spaziare per circa 30-45°.
La definizione è mediocre e si stenta spesso a distinguere gli oggetti. Inoltre l'effetto "onda di disturbo" rende a volte impossibile la visuale.
L'effetto-notte, cioè la telecamera ad infrarossi, dà una visione spettrale buona giusto per orientarsi.
Le locazioni sono numerosissime, in quasi tutte ci sono più telecamere che mostrano l'ambiente da varie inquadrature: molto spesso inutili.
Il gioco ci costringe ad interminabili percorsi per farci vedere la creatività dei grafici, ma posso assicurare che arrivati ad un certo punto sembra tutto uguale e si desidera solo arrivare alla fine.
La protagonista si vede quando viene inquadrata di passaggio e francamente non suscita grande simpatia: un fisico esile con un sedere sproporzionato su un viso da impunita. Se lasciamo il gioco per qualche tempo, al nostro ritorno ci rimprovera incutendoci anche sensi di colpa…
Una grafica certamente impegnativa ma non direi proprio di grande qualità.
Sonoro - Di tanto in tanto si sente qualcosa in musica, ma non saprei dare un giudizio. Sono dominanti i rumori di fondo e d'ambiente: meccanismi, porte, ascensori ecc.
Il doppiaggio è in inglese con sottotitoli (rapidissimi) in italiano.
Enigmi - Gli enigmi di questo gioco consistono soprattutto nel reperire codici di accesso che si trovano annidati nei documenti del personale della base: ce ne sono moltissimi e bisogna leggere tutto (una montagna di cose da leggere) per non lasciarseli sfuggire.
Inizialmente la difficoltà maggiore, un enigma in sé, è capire cosa bisogna fare. Appropriarsi del funzionamento dell'interfaccia porta via il suo tempo, capire il funzionamento della mappa è un altro enigma, orientarsi nel mare magnum dei posti da visitare è un altro enigma.
Ogni volta che si consultano i documenti di qualcuno bisogna di bel nuovo inserire username , password e codice.
Immaginarsi quante volte bisogna farlo: non era più semplice, una volta inseriti i dati, lasciare sempre accessibili le cartelle?
Come ho già detto la protagonista che si vede nella schermata non può in alcun modo interagire con l'ambiente tramite cursore. Per farle vedere o prendere cose, insomma per farla interagire, udite udite, non si è pensato di meglio che farci agitare la telecamera come un frullatore. Allora lei vede e fa.
Oppure fa tutto da sola.
Poi c'è il capitolo "feromoni". Ad un certo punto la protagonista deve vincere una specie di duello a suon di feromoni. Malgrado le cosiddette indicazioni sui documenti, ci si rischia l'esaurimento nervoso prima di capire come funzionano e riuscire a superare la prova.
Interfaccia - Posso dirne tutto il male possibile e non basterebbe.
Come già detto, il gioco si gestisce ciccando vari punti su una mappa. Il personaggio, nella forma di un triangolino azzurro lungo tre millimetri, si sposta (lentissimamente) accendendo le luci che sono dei puntini rossi (spente) o azzurri (accese) sulla mappa che comprende anche le telecamere e dei triangolino minuscoli che sono i macchinari da attivare (ma solo pochi tra i tanti si attivano).
Si clicca con il cursore su un punto e si aspetta pazientemente che il triangolino-Lea-lumaca ci arrivi. Il guaio è che talvolta non funziona: si clicca, si clicca, ma quel maledetto triangolo non si sposta. Poi ne provi altri e vedi che per arrivare da A a B deve passare per tutto l'alfabeto. Ma succede che si "incastri", quel triangolino fetente, e in questo caso tocca riprendere da un salvataggio perché non ci sono santi: non si muove!
Oppure può capitare che la luce stia sopra il triangolo che sta sopra una porta da cui bisogna entrare e di tutto questo non riesci ad attivare niente. Dopo aver battuto la testa al muro provi a disattivare tutte le luci sulla mappa e finalmente la porta appare d'incanto. Geniale!
I salvataggi sono soltanto 7 (dicasi sette) e per giunta si può salvare solo quando lo decide il gioco. Spesso il salvataggio in backup riporta passi indietro da dove eravamo rimasti costringendoci a ripetere intere parti di gioco.
Conclusioni - Se siete condannati all'ergastolo, se siete naufraghi su un'isola deserta, se avete la pazienza di Giobbe e la barba di Matusalemme, se volete scontare i peccati commessi in gioventù, questo gioco fa per voi. Cetera mitte loqui. (E' Latino: Sul resto è meglio tacere).