LA STORIA
Laura Harris, una studentessa universitaria, figlia del famoso chirurgo Richter Harris, apprende dalla radio che suo padre è improvvisamente impazzito e ha compiuto una strage di pazienti barricandosi poi nell'ospedale con molti ostaggi.
Accorre sul posto, circondato dalla polizia che non può entrare, e riesce ad introdursi nell'ospedale.
Dentro l'edificio Laura entrerà in un'altra dimensione che metaforicamente simboleggia la mente di suo padre dove deve cercare la verità per scoprire i motivi del suo comportamento alienato.
La fine del gioco rivelerà la verità e chiarirà anche il motivo per cui il gioco si chiama "D".
IL GIOCO
Grafica - Forse per l'epoca la grafica del gioco appariva innovativa, trattandosi di un gioco di animazione che imita gli FMV, ma oggi appare quasi inguardabile.
La bassa risoluzione è peggiorata da toni oscurati che ingrigiscono la schermata.
Le animazioni occupano tutto il gioco in un alternarsi di prima e terza persona.
La protagonista si muove con una lentezza esasperante in un tripudio di pixel che annebbiano la schermata e cessano solo quando l'immagine diventa statica.
Le locazioni sono pochissime, non raggiungono la decina e non differiscono molto per penuria descrittiva e di dettagli.
La protagonista, che viene ripresa visualmente nei momenti clou, non cambia mai espressione, qualunque cosa le capiti.
In quasi tutti i giochi che si rispettino, le animazioni si possono in qualche modo evitare, in questo, no. Ogni volta che si ricomincia la partita (e può succedere, visto che non è possibile salvare) bisogna sorbirsi daccapo tutta l'introduzione e tutte le animazioni già viste che consistono in apparizioni o visioni retrospettive, con un finale molto trash che vorrebbe scioccare, forse, ma che sfocia solo nel ridicolo.
Il personaggio si muove tramite le frecce della tastiera e, come accennato, i movimenti sono lentissimi. Gli spostamenti di visuale rendono più difficoltoso del necessario l'avvicinamento agli oggetti perché quando si pensa di andare in una direzione, si finisce da tutt'altra parte e bisogna smanettare con le frecce per trovare il modo giusto per raggiungere il punto desiderato.
Sonoro - Il sonoro interviene di tanto in tanto nei momenti salienti. Il parlato riguarda solo il padre di Laura nelle sue apparizioni.
I rumori ci sono sotto forma di qualche scalpiccio nel salire e scendere le scale e poco più.
Enigmi - C'è una scarsissima interattività, in questo gioco. Gli oggetti da trovare sono 4 o 5 e quando è il momento di usarli si trovano pronti all'uso.
Si debbono aprire alcune porte, fare un giochino di meccanismi e aprire una cassaforte manovrando una leva.
Quest'ultimo enigma riesce ad indispettire, infatti i numeri "scivolano" oltre il punto in cui si tenta di bloccarli creando una difficoltà capziosa che non ha proprio nulla di divertente o di intelligente.
Nel gioco non si muore ma non si può neppure salvare la partita.
Un orologio scandisce il tempo e il massimo concesso sono 2 ore e se consideriamo la lentezza delle animazioni e l'esiguità degli enigmi, possiamo strizzare il tempo reale di gioco ad una ventina di minuti.
Interfaccia - Si governa da tastiera: i movimenti con le frecce, l'inventario con il tasto "I", l'azione con la barra spazio, il menu con il tasto "esc".
Non è possibile salvare.
Conclusioni - E' come mangiare il brodo con la forchetta.