LA STORIA
Ispirato al romanzo di Michael Ende "La storia infinita", Auryn Quest è stato pubblicato sulla scia del film e del libro, pretendendo forse di emularne il successo.
Nella Terra di Fantasia esiste un amuleto, l'Auryn, che impedisce a questo mondo di essere inghiottito dal Nulla. Il Nulla è l'oblio dalla mente dei bambini, perché la Terra di Fantasia esiste solo in quanto l'immaginazione è presente nella mente dei fanciulli.
L'introduzione del gioco ci mostra come il prezioso amuleto venga rubato, dando il via, con tale evento, alla progressiva distruzione di questa Terra.
Noi impersoniamo Atreyu, il prescelto che dovrà ritrovare l'amuleto per salvare il Mondo della Fantasia.
Veniamo perciò trasportati al Tempio delle Mille Porte per iniziare da qui la nostra ricerca.
Verremo condotti in 5 diversi mondi, Montagna del Destino, la Prigione sotterranea Lavica di Gaya, Il Paese dell'albero canterino, La Montagna Errante, Urwerk, e Labirinto del Tempo.
In ciascuno di questi ci sarà assegnato un compito da portare a termine per proseguire nel prossimo "Mondo".
La storia però si limita al prologo che ho raccontato, senza alcuno sviluppo o approfondimento, cosa molto deludente visto il complesso mondo a cui si ispira.
IL GIOCO
Grafica - Sebbene il gioco sia pesantoccio ed esiga il pieno rispetto dei requisiti consigliati (e qualcosa di più), la grafica non si può certo definire di ultima generazione.
Le ambientazioni sono "moderatamente" fantasiose ma non riescono mai a stupire né ad evocare il mondo di Ende come ce lo rappresentiamo. C'è qualche locazione più elaborata, più originale, ma niente che non si sia visto e rivisto in altri giochi del genere.
Colpisce soprattutto, in una grafica totalmente 3D, la mancanza di profondità degli sfondi, la spigolosità di certe immagini e l'uniformità del colore predominante che verte per la maggior parte del gioco, nel grigio offuscato delle rocce.
La grafica completamente 3D (ripeto che a mio modesto parere è la meno adatta per i giochi d'avventura) e la modalità in prima persona, danno più l'idea di aver a che fare con uno sparatutto che con una a.g. Tra l'altro, nelle sequenze in cui bisogna fare salti (e bisogna farne molti), l'interfaccia, la mancanza di senso della profondità, il taglio delle inquadrature, rendono abbastanza difficile l'esecuzione.
Durante il gioco ci sono molti effetti speciali: globi animati, scintillii, polvere incandescente ecc, ma nulla che possa provocare un'esclamazione di meraviglia.
Va un po' meglio per i personaggi, abbastanza curati nei particolari, contrariamente agli sfondi, e sciolti nei movimenti. Non sono molti, ma piuttosto interessanti, alcuni piuttosto originali. Con ciascuno di essi si potrà interagire e d avere dei brevi dialoghi.
Sonoro - Le musiche sono abbastanza evocative ma nella media standard che ad un certo punto si sente il desiderio di eliminare.
I rumori si sentono camminando e saltando, si sentono rumori d'ambiente come il vento e l'immancabile urlo del protagonista quando lo facciamo precipitare.
I dialoghi con i personaggi sono pochi, ridotti allo stretto necessario e obbligati, senza scelta, quindi l'interazione con loro è puramente utilitaristica ai fini della prosecuzione del gioco.
Enigmi - Possiamo parlare di enigmi in questo gioco? Credo proprio di no. Forse sono ridotti ad un pugno di mosche, ma se vi accingete a mettere alla prova le vostre cellulite grigie, resterete delusi.
Qui si tratta solo di trovare globi luminosi, di saltare e di evitare di morire in qualche modo.
I livelli di difficoltà crescono con l'avanzare del gioco e quando saremo arrivati alla fine ci congratuleremo con noi stessi per l'impresa. Illusione! Con grande sconforto verremo a sapere che per accedere alla fase finale dell'avventura, dobbiamo possedere tutte le 40 sfere che malauguratamente abbiamo trascurato di raccattare durante il nostro faticoso peregrinare per valli e per monti.
E' d'uopo quindi tornare indietro, rifare tutti il percorso già fatto e mettersi alla ricerca delle infami palle luminose senza le quali non potremo mai vedere l'agognato finale.
Un éscamotage veramente idiota per allungare artificiosamente la durata di un gioco che non vale il tempo perduto.
Detto questo, per gran parte del gioco ci si esercita a saltare, a cadere e riprovare a saltare: non ci vuole grande intelligenza per questo, basta perseverare, usare le sfere di energia e prima o poi si va avanti.
Insomma, per parafrasare il romanzo a cui pretende di ispirarsi, questo gioco è "Una storia infinita... mente noiosa".
Interfaccia - I controlli del gioco sono simili a quelli di uno sparatutto, più che di un gioco d'avventura.
Il gioco si gestisce da tastiera e mouse: la tastiera serve per muoversi (tasti WASD fissi) e il mouse per girarsi intorno a 360°. Per saltare si usa la barra spazio.
I salvataggi avvengono solo in certi punti, quando si toccano i "respawn" all'interno dei vari mondi. Se si muore, si torna all'ultimo punto di "respawn" che si è toccato.
Se si esce dal gioco e si ricarica, ogni progresso dopo l'ultimo "respawn" si perde.
Conclusioni - Malgrado le ambizioni letterarie a cui il gioco si ispira, c'è da dire che dal punto di vista puramente ludico si tratta di un fallimento totale. Un cenno di storia, grafica passabile, enigmi inesistenti, fasi arcade ripetitive, interfaccia non amichevole. Rivolgersi altrove.