LA STORIA
Nel 1950 alcune indiscrezioni giornalistiche rivelarono che nella zona di Roswell si era schiantato un UFO e la zona fu recintata, presidiata militarmente e venne denominata "Area 51".
Il protagonista del gioco è l'investigatore Pileggi che riceve l'ingaggio per chiarire la scomparsa del proprietario di un terreno su quell'area.
Indagando, viene a scoprire che in realtà in quell'area non è caduto alcun UFO ma vi si sta sviluppando un progetto segretissimo dal nome "Aurora". Si tratta della macchina del tempo che il protagonista sperimenterà venendo proiettato nel futuro.
La storia in sé potrebbe essere interessante se non fosse sceneggiata tanto male e con ampi buchi narrativi che derivano da uno sviluppo frettoloso e approssimativo.
IL GIOCO
Grafica- Opaca, scarna, antiquata, piatta, scura, brutta. Cos'altro dire? Animazioni zero e quelle che ci sono si riducono ad un baluginìo dello schermo per far capire che è in funzione la macchina del tempo. Personaggi? Due o tre facce inespressive. Ambientazione? Anonima.
Movimenti tramite frecce, ma anche qui siamo in panne. Per entrare in una porta bisogna andare avanti, girarsi e trovarsela dall'altra parte. L'esplorabilità è inesistente ma in compenso si può cliccare su un sacco di oggetti inutili.
Alla fine del primo giorno si rischia di dover ricaricare dall'ultimo salvataggio se non si prende il tesserino al giornalista perché il gioco non avverte che manca qualcosa da fare prima di andare a dormire ma ci manda a nanna tranquilli, ci fa giocare un altro po' finché ci accorgiamo che abbiamo assolutamente bisogno di quel tesserino e restiamo bloccati senza scampo.
Il funzionamento del cursore è incerto; si passa su qualcosa due, tre volte e alla quarta ce la dà come attiva. Facile saltare gli oggetti.
Sonoro - Musica e rumori di fondo (le rare volte che intervengono) messi a casaccio. Doppiaggio che sfocia nel ridicolo: la stessa voce si modifica per fare due o tre parti, accenti dialettali non ben identificati, sceneggiatura da far ridere i polli. Quando è così meglio evitarlo e lasciare solo i sottotitoli.
Quel che si percepisce del sonoro si sente con volumi diversi e generalmente pianissimo.
Enigmi - Gli enigmi sono basati principalmente sulla ricerca di oggetti. Come enigmi veri e propri c'è uno "slider" abbastanza semplice e un altro paio più che semplici. Il gioco è lineare, lascia poco spazio all'iniziativa del giocatore.
L'interattività è minima e si limita a qualche oggetto da osservare in inventario. In definitiva nelle locazioni da visitare non c'è che da cercare alcuni oggetti, a volte uno solo, che si sa già dove andare ad usare.
Interfaccia - Altro dolore. La prima volta che ho salvato un gioco e poi l'ho ricaricato, ho visto solo un tremolio nello schermo nero e il ritorno al menu; naturalmente ho pensato ad un difetto del gioco. Poi guardando sul libretto ho visto che bisogna, dopo "carica", premere su "riprendi gioco". Ah!
Non c'è alcuna regolazione del volume, per cui com'è, si tiene.
Il cursore si trasforma in "lente" sugli oggetti da osservare e in "mano" su quelli da prendere ma quando si interagisce con qualcosa non c'è alcun segno che l'azione sia andata a buon fine.
La cosa peggiore di questa interfaccia è sicuramente l'inventario. Bisogna passare con il mouse su una valigia e si apre in alto una barra con oggetti minuscoli, indecifrabili. Tenendo premuto il mouse si scorre sulla barra per selezionare l'oggetto e trascinarlo sullo schermo. Se il cursore va più in alto o più in basso, la barra si chiude e si ricomincia.
Conclusioni: - Un gioco amatoriale sviluppato da due indipendenti italiani: onore al merito. Di giochi amatoriali ne abbiamo conosciuti tanti e di molto belli, con nulla da invidiare ai giochi professionali, quindi il dilettantismo non è di per sé un titolo di "captatio benevolentiae".
Al di là della buona volontà, bisogna dire che un gioco così poteva ben figurare per un utilizzo online del tipo "Pay for play" ma venderlo al prezzo di un gioco normale, facendo il confronto con giochi di pari prezzo, mi pare davvero azzardato.